Riforma dell’imposta preventiva

Con la riforma dell’imposta preventiva, il Consiglio federale e una netta maggioranza del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati intendono correggere uno svantaggio per la piazza svizzera che comporta una perdita di gettito fiscale e posti di lavoro a favore dei mercati esteri. A dicembre 2021 i sindacati e il PS hanno lanciato il referendum contro la riforma dell’imposta preventiva e il 25 settembre 2022 si terrà quindi la votazione popolare in materia. 

Di che cosa si tratta?

Nello scenario attuale, le aziende svizzere possono finanziarsi attraverso il mercato dei capitali nazionale soltanto a condizioni poco favorevoli e per questo preferiscono rivolgersi ai mercati esteri. Sarebbe invece molto più lineare e intelligente se le imprese elvetiche potessero finanziarsi direttamente sul proprio mercato nazionale. Ciò si tradurrebbe infatti in un aumento dei posti di lavoro e del gettito fiscale in Svizzera. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno acquisito piena consapevolezza di questa problematica e hanno pertanto deciso di sottoporre l’imposta preventiva a una riforma mirata, con l’obiettivo di riportare in Svizzera le attività di finanziamento di terzi attualmente dislocate all’estero. Ciò significa che aziende, comuni, operatori del trasporto pubblico o anche ospedali potranno in futuro coprire il proprio fabbisogno di capitali in modo più semplice e conveniente. All’atto pratico, gli emittenti di obbligazioni dovranno beneficiare delle stesse condizioni altrimenti praticate all’estero, e tale obiettivo viene conseguito attraverso la riforma dell’imposta preventiva.

È pertanto previsto che in futuro i redditi da interessi generati dalle obbligazioni di diritto svizzero siano esonerati dall’imposta preventiva, con contestuale abolizione della tassa di negoziazione su questa categoria di asset. In questo modo il gettito fiscale e i posti di lavoro perduti rientreranno in Svizzera, senza essere invece praticamente «regalati» a piazze estere quali Lussemburgo, Guernsey o Malta. A consuntivo, tutto ciò si tradurrà in un rafforzamento della piazza svizzera sul piano produttivo, finanziario e della ricerca.

Che cos’è l’imposta preventiva e come funziona?

L’imposta preventiva è una tassa alla fonte riscossa dalla Confederazione sui redditi generati dai capitali mobiliari (in particolare su interessi e dividendi). L’imposta persegue in prima istanza l’obiettivo di prevenire e contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale; con questo meccanismo i contribuenti sono infatti indotti a dichiarare alle autorità competenti per le imposte dirette sia i proventi e i redditi patrimoniali a cui è stata applicata l’imposta preventiva, sia il patrimonio su cui sono stati conseguiti gli stessi utili imponibili.

Che cosa accade all’imposta preventiva a seguito della riforma:

  • Con la riforma viene meno sostanzialmente solo l’imposta preventiva sulle obbligazioni, pari a circa il 6% del gettito complessivo generato da questa tassa.
  • Le obbligazioni sono detenute non tanto dai privati, quanto in massima parte da investitori istituzionali (casse pensioni, assicurazioni, fondi, banche). Questi soggetti sono sottoposti all’obbligo di tenere una contabilità ed è pertanto esclusa qualsiasi fattispecie di evasione fiscale – salvo laddove commettano un falso in bilancio, ma in questo caso froderebbero i loro stessi investitori.
  • Per le obbligazioni estere non è invece prevista già oggi alcuna imposta preventiva. La prevenzione dell’evasione fiscale viene garantita dallo Scambio automatico di informazioni (SAI).

Chi trae beneficio dalla riforma

A trarre beneficio dalla riforma è l’intera Svizzera, come peraltro sottolineato dall’ampio fronte dei sostenitori dell’iniziativa. A livello politico, il disegno di legge è appoggiato dal Consiglio federale, dai Cantoni (Conferenza dei direttori delle finanze) e dalle frazioni di PLR, Alleanza del Centro, PVL e UDC. Anche le associazioni economiche caldeggiano un’approvazione.

Il mercato dei capitali svizzero dovrebbe essere pertanto rivitalizzato dall’abbattimento delle attuali barriere di accesso che oggi zavorrano l’emissione di obbligazioni. A livello attuativo ciò significa che in futuro sarà più conveniente non solo per le aziende, ma anche per lo Stato (Cantoni, comuni, città) e per tutta la collettività attingere ai capitali necessari per i propri investimenti. Grazie al rilancio del mercato dei capitali, l’offerta di obbligazioni è destinata ad aumentare, con un contestuale abbassamento del livello dei tassi d’interesse e quindi una riduzione dei costi per gli emittenti di obbligazioni (per saperne di più sulle obbligazioni e sul ruolo svolto dai tassi, è possibile consultare il riquadro 3). La riforma comporterà quindi condizioni di finanziamento più convenienti per soggetti quali ospedali, operatori di mezzi pubblici di trasporto o del settore energetico – tutte realtà economiche di importanza fondamentale per la sicurezza e la stabilità del nostro Paese. È dunque possibile affermare che, a grandi linee, la riforma si tradurrà in minori costi e un maggiore gettito fiscale per lo Stato, che disporrà di più denaro per sostenere ad esempio le rendite, l’agricoltura o l’istruzione.

Che cosa sono le obbligazioni e qual è il ruolo svolto dai tassi d’interesse?

Come indica già il nome stesso, un’obbligazione è un impegno contratto da un soggetto nei confronti di un altro. L’emittente di un’obbligazione riceve del denaro da un investitore a condizioni reciprocamente convenute, impegnandosi a rimborsare il capitale alla scadenza e a corrispondere all’investitore una remunerazione periodica determinata in base al tasso d’interesse pattuito. Le obbligazioni sono una fonte di finanziamento molto apprezzata dalle aziende e, allo stesso tempo, costituiscono una forma di investimento patrimoniale prediletta dagli investitori.

Ipotizziamo che un investitore domiciliato in Svizzera detenga un’obbligazione con un valore nominale di CHF 10 000, un tasso cedolare fisso del 3% e una durata di dieci anni. Sino alla fine della durata contrattuale, l’obbligazione pagherà quindi un interesse annuale pari a CHF 300.

Nel frattempo si verifica tuttavia un aumento dei tassi di mercato e un’obbligazione con caratteristiche analoghe paga ora un tasso cedolare del 4%, pari a CHF 400 all’anno. Il bond detenuto dall’investitore risulta quindi comparativamente svantaggioso, in quanto il tasso da esso pagato risulta inferiore a quello di mercato. Come reazione il corso dell’obbligazione scende di conseguenza, facendo sì che si ristabilisca un equilibrio tra i prezzi dei due titoli.

Quali sono le implicazioni della riforma per la piazza finanziaria?

La riforma dell’imposta preventiva riveste una notevole importanza anche per la piazza finanziaria. Il rilancio del mercato dei capitali imprimerà infatti una notevole spinta a un pilastro portante del settore finanziario. Nello scenario normativo attuale, quando le aziende devono raccogliere capitali di terzi si rivolgono sistematicamente ai mercati esteri, con cospicui vantaggi per le relative piazze finanziarie. A titolo di esempio, in rapporto al rispettivo PIL, il Lussemburgo ha un mercato obbligazionario di circa 190 volte più grande di quello elvetico. Questo rapporto dovrà essere ora opportunamente ribilanciato affinché la Svizzera possa riconfermarsi come una piazza finanziaria leader anche in prospettiva futura. La riforma farà sì che le aziende emettano strumenti di debito direttamente in Svizzera con frequenza sempre maggiore, con ricadute positive sui volumi gestiti dalla piazza finanziaria elvetica. Tutto questo per il semplice motivo che, ogniqualvolta le circostanze lo consentono, le imprese svizzere preferiscono avvalersi dei servizi di banche ubicate all’interno dei confini nazionali. Secondo le stime più recenti dell’Associazione svizzera dei banchieri (ASB), nell’arco di cinque anni potranno essere così rimpatriati in Svizzera patrimoni amministrati per un controvalore di CHF 900 miliardi.

Ma per gli istituti finanziari la riforma non dischiude soltanto nuove opportunità, bensì comporta anche potenziali risparmi in termini di costi. Negli scorsi anni le banche hanno infatti creato complesse infrastrutture all’estero per poter operare sul mercato dei capitali a livello internazionale e mantenere così la propria concorrenzialità. Con il varo della riforma, il perimetro di queste infrastrutture potrà essere ora ridimensionato o le stesse verranno addirittura del tutto dismesse, in quanto in futuro le relative attività verranno gestite direttamente dalla Svizzera.

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