Opinioni
08.09.2022

«Riportare in Svizzera il volume d’affari»

La storia della Svizzera è caratterizzata da un forte spirito pionieristico e di imprenditorialità, con persone che affrontano le sfide a viso aperto e fanno crescere il loro Paese, che plasmano le condizioni quadro sociali ed economiche con un’impronta liberale. Tutto questo ha reso possibile la condizione di benessere di cui godiamo. Ma dov’è oggi questo spirito imprenditoriale spiccatamente elvetico quando siamo chiamati alle urne per decidere su questioni di politica economica di rilevanza fondamentale? La popolazione svizzera ha il coraggio di portare all’affermazione importanti oggetti posti in votazione? 
Articolo diMarcel Rohner

Con la riforma dell’imposta preventiva, il prossimo 25 settembre l’oggetto della votazione sarà proprio un disegno di legge di tanta e tale rilevanza, in quanto consente di rafforzare il nostro Paese. Con un SÌ possiamo porre rimedio in modo mirato a uno svantaggio concorrenziale di vecchia data che grava sulla Svizzera. Oggi il mercato dei capitali elvetico funziona infatti in maniera molto insoddisfacente. Dall’alto della sua posizione di piazza finanziaria di rilevanza primaria a livello internazionale, la Svizzera rinuncia infatti senza alcun bisogno o costrizione a un formidabile potenziale.

Il motivo di questa inutile «zavorra» è da ricercarsi nell’imposta preventiva sulle obbligazioni, che invece negli altri Paesi non è prevista. Molte aziende emettono pertanto le proprie obbligazioni all’estero in quanto su tali piazze i bond possono essere comprati dagli investitori senza applicazione dell’imposta preventiva. Adesso la riforma va a correggere proprio questo effetto distorsivo. Con l’abrogazione dell’imposta preventiva sulle obbligazioni, la Svizzera può riportare all’interno dei propri confini un importante volume di affari che negli scorsi anni si è spostato in misura sempre maggiore verso Paesi come il Lussemburgo.

Alla riforma sono correlati anche una maggiore creazione di valore, nuovi posti di lavoro e un incremento del gettito fiscale per la Svizzera, come dimostrato anche dal recente studio condotto da BAK Economics da cui si evince un rapporto costi-utili positivo. Per la piazza economica svizzera, ciò significa ad esempio che con il varo della riforma anche i cosiddetti «green bond», ovvero obbligazioni a tasso fisso destinate a finanziare progetti sostenibili, potranno essere emessi in Svizzera a condizioni molto più convenienti e quindi con frequenza e volumi sempre maggiori.

Nel raffronto internazionale, attualmente la Svizzera arranca purtroppo nelle retrovie: secondo i dati attuali, in Lussemburgo sono già stati emessi oltre 1300 di questi «green bond» per un valore complessivo di quasi 700 miliardi di euro. Con circa 75 «green bond» emessi con un importo totale di 24 miliardi di franchi, ad oggi la Svizzera non è lontanamente in grado di tenere il passo delle altre piazze finanziarie. Ma la riforma può cambiare le carte in tavola.

In prospettiva futura anche il settore pubblico potrà finanziarsi in modo più conveniente, in quanto con la riforma l’onere complessivo per gli interessi sarà nettamente inferiore. Un’analisi della Confederazione indica che il settore pubblico potrebbe beneficiare di una riduzione dell’onere per interessi nell’ordine di 60-200 milioni di franchi. In questo computo non sono peraltro incluse aziende del Servizio pubblico come fornitori di energia, ospedali od operatori del trasporto pubblico. Anche tutti questi soggetti potranno infatti finanziarsi a condizioni migliori, ad esempio nell’ambito di importanti progetti infrastrutturali.

Un elemento determinante è il fatto che la riforma è particolarmente vantaggiosa proprio in uno scenario di tassi in aumento: con l’attuale sistema di imposta preventiva, tassi d’interesse più elevati rendono infatti l’emissione di obbligazioni ancora meno conveniente. Gli emittenti guarderebbero quindi all’estero con decisione ancora maggiore. In caso di mancata approvazione della riforma, con l’aumento dei tassi d’interesse crescerà pertanto anche il danno per la piazza economica e per il settore pubblico. In altre parole: è proprio in uno scenario caratterizzato da tassi d’interesse elevati che la riforma risulta estremamente proficua.

In sintesi, la riforma dell’imposta preventiva rafforza l’economia, sgrava le finanze pubbliche e agevola gli investimenti nel Servizio pubblico. Si tratta di una riforma mirata e oculata, in quanto soltanto le obbligazioni di nuova emissione vengono esentate dall’imposta preventiva. Per i dividendi e gli interessi maturati sui conti, ovvero oltre il 90% del gettito fiscale generato da questa tassa, l’imposta preventiva e quindi la funzione di garanzia restano invariate.

Una cosa è certa: la Svizzera è sempre più sotto pressione nel panorama della concorrenza fiscale internazionale. Proprio in questo contesto la riforma dell’imposta preventiva apporta un contributo concreto affinché la Svizzera possa mantenere la propria competitività nonostante la riforma fiscale OCSE e la prevista tassazione minima. Insomma: la riforma rafforza la Svizzera. Adesso è il momento fare appello ancora una volta al proverbiale spirito imprenditoriale elvetico.

PoliticaEconomia

Autori

Marcel Rohner
Presidente