Che cosa sono le convenzioni contro la doppia imposizione?
Le convenzioni contro la doppia imposizione (CDI) costituiscono una base fondamentale per l’attività internazionale delle banche svizzere. Rafforzano la certezza del diritto, evitano che redditi o utili siano assoggettati contemporaneamente a tassazione in più Stati e contribuiscono in misura determinante alla competitività della piazza finanziaria. Al contempo, si osserva tuttavia che singoli Stati tendono ad ampliare sempre di più la propria sfera di imposizione fiscale, in particolare per quanto riguarda i servizi transfrontalieri.
Per quale motivo le convenzioni contro la doppia imposizione sono importanti?
Nell’ambito delle convenzioni contro la doppia imposizione (CDI), la Svizzera si ispira tradizionalmente al Modello di Convenzione fiscale dell’OCSE. Tale modello prevede che, in linea di principio, gli utili d’impresa siano assoggettati a tassazione nello Stato in cui l’azienda ha la propria sede principale (Paese d’origine), nella misura in cui non vi sia una stabile organizzazione all’estero. Questo sistema ha dato buona prova della propria validità nel corso dei decenni, in quanto stabilisce criteri chiari per l’attribuzione del diritto d’imposizione e crea una base affidabile per le attività economiche transfrontaliere.
Quali sviluppi mettono a rischio la certezza del diritto nell’ambito delle convenzioni contro la doppia imposizione?
Negli ultimi anni alcuni Paesi hanno cercato di assoggettare maggiormente a imposizione i servizi nello Stato del cliente (Stato alla fonte). Ciò avviene in particolare attraverso l’introduzione di stabili organizzazioni di servizi e di imposte alla fonte sui servizi. In determinate circostanze, è sufficiente anche un singolo servizio erogato o un solo cliente all’estero per far scattare un obbligo fiscale nello Stato alla fonte.
Lo scenario risulta particolarmente problematico nel momento in cui determinati servizi vengono esclusi dall’ambito di tutela di una convenzione contro la doppia imposizione (carve-out), con la conseguente applicabilità delle norme tributarie nazionali. Questi sviluppi indeboliscono il principio dell’imposizione nello Stato di residenza, comportano un’esfiltrazione strisciante del substrato imponibile dalla Svizzera ed espongono le imprese elvetiche a regimi fiscali e procedurali esteri. Ne conseguono un’accentuata incertezza del diritto, un aumento degli oneri operativi e potenziali rischi di doppia imposizione.
Qual è la nostra posizione a riguardo?
L’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) partecipa attivamente da diversi anni al dibattito sull’impostazione delle convenzioni contro la doppia imposizione (CDI). A motivare tale impegno sono stati in particolare gli sviluppi registrati nell’ambito di diverse convenzioni (ad esempio con l’Etiopia nel 2021, nonché con l’Angola e lo Zimbabwe nel 2022), che prevedono un ampliamento dei diritti di imposizione sui servizi da parte del Paese alla fonte e/o corrispondenti disposizioni carve-out.
L’ASB ha ripetutamente sottolineato che, soprattutto per le banche attive a livello transfrontaliero, un diritto di imposizione nello Stato della fonte – a prescindere dalla relativa entità – comporta un aumento dell’incertezza giuridica e un notevole onere amministrativo.
L’ASB continua pertanto ad adoperarsi per convenzioni che definiscano con chiarezza le competenze in materia di imposizione e perseguano il loro scopo originario: garantire la certezza del diritto ed evitare scenari di doppia imposizione.